Trieste, February 28th
Quando ero piccolo ed ho inziato a studiare pianoforte, avevo un modello, conosciuto grazie alle trasmissioni di Rai 3 del pomeriggio, che incrociavo mentre pranzavo.Le trasmissioni parlavano di un pianista, affascinate, arguto, senza compromessi, visionario.Parlavano di, con e anche per voce di Glenn Gould.Non mi sono soffermato a pensare se fosse bello, televisivo, radiofonico.Era semplicemente quello che mi piaceva sentire da un Artista, che esprime il proprio talento e conoscenza attraverso uno strumento di comunicazione come la tastiera di un pianoforte.
Seppur bizzarro come modi e atteggiamenti, il fascino mi arrivava dal talento e dall’ intelligenza dimostrata in ogni riflessione, nella cura e attenzione al minimo particolare di un contenuto vastissimo, che doveva esser trasmesso nella sua totale pulizia di lettura e con immediatezza.
Mi trovo oggi, in un mondo molto diverso da quello che ha determinato la mia formazione.Non vedendo molta Tv, se non documentari dedicati alla musica o i cartoni animati giapponesi…, non sono cresciuto con l’ “immagine” dei miei idoli.Di fatto ho scoperto piuttosto tardi che Keith Jarrett fosse bianco!Oggi siamo circondati e annegati da quello che tutti DEVONO farci arrivare: quello che appaiono.Lo fanno attraverso i media, che si sono moltiplicati, imponendoci la loro immagine, prima di tutto.
Ricordo un appunto fatto da un Illuminato amico mio, che mi disse:”Prova a vedere YouTube spegnendo l’audio”.
Fate questa prova.
Si riesce ad evincere la fisicità espressa dell’ Artista rispetto al contenuto, quanto sia attinente, o controllata o semplicemente eccessiva.O magari Artista proprio non è…
Ci sono Artisti, oggi come ieri, che portano qualcosa di interessante e comunicativo e per quanto complesso diventa tutto magicamente popolare, mi vien da pensare a Jacob Collier o Cory Henry.
Certo i modelli di oggi sono TUTTI su Instagram e l’arte delle copertine da vinile è sparita.